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Puzzle Catania - Cultura

I GIOCHI DI UNA VOLTA

Negli anni '50, non c'era la PlayStation e noi bambini ci dovevamo arrangiare per divertirci. Fortunatamente, in ogni parte del mondo si usa tramandare anche i giochi e quelli più interessanti, venivano dunque praticati con entusiasmo.

Tralasciando le sanguinarie sassaiole, gli arrobba 'ccappedduRuba cappello (che consisteva nell'agganciare ad una molletta da bucato legata ad un lungo filo, la tesa del cappello dell'ignaro pensionato di passaggio per poi farlo volare in alto. In effetti, il complice nascosto, tirava l'estemità del filo, che era accavallato sui fili della luce.) e il gioco della pammataPalmata, ceffone. Indovinare chi fosse stato a darla, molti giochi erano fantasiosi ed entusiasmanti.

Cominciamo da quelli che simulavano gli attuali VideoGames 'F1' e similari. Avevamo il mmutta cicculuSpingi cerchio e il carriolu a palliniCarrettino a cuscinetti. Il primo, consisteva in un ferro appositamente curvato, sul quale scorreva un cerchione da bici. In pratica, si correva spingendolo. All'apparenza sembra un gioco stupido, ma c'erano ragazzi che, grazie a sapienti accorgimenti, riuscivano a far fare scintille durante l'attrito, ecc. ecc. Il 'cariolu a pallini' richiedeva una certa perizia nalla realizzazione. Da essa derivavano eventuali vittorie o piazzamenti nelle gare. Un semplice tavola con un mabubrio sterzante, che si muoveva grazie ai cuscinetti a sfera (i pallini) recuperati dalle officine. Siccome era un mezzo 'a terra', si usava appongiandovisi col ginocchio e spingendosi con l'altro piede. Ricordo tantissimi scontri, con conseguenti bummuliBernoccoli e acchettiAsole, nel senso di lacerazioni.

Poi, c'erano i giochi culturali con le puspireFigurine e ci si giocava a ciuscia'Soffia e a 'mazzetto' (vinceva chi pescava il calciatore dal nome più lungo: chi aveva culo, pescava Martiradonna, Schnellinger, gli sfigati beccavano Gori, Sarti, Canè...) e l'immancabile 'pammata', che consisteva nel far girare il numero di figurine pattuite (mie + sue) con l'aria spostata dall'impatto del palmo sul pavimento. Non tutti i bimbi avevano la mano della stessa dimensione e, spesso, qualche pagghioluRagazzo fra i bambini approfittava della situazione. E qui subentrava il dilemma: Sautabbuffa, s'arritonna o no?'Lett. Salta rana. Quando le figurine giravano 2 volte su se stesse E se qualcuno non era d'accordo con la maggioranza era un piliddusuCavilloso.

Ma c'erano anche i giochi di strategia! Tra i più 'in' era il gioco 'e ligna' praticato con 3 bacchette di legno di misura diversa. Riassumendo, chi faceva 'i ligna', appoggiava al muro 'la mamma', poi tirava il legno mediano (mastro) utilizzando quello grande a mò di mazza da baseball il più lontano possibile. Fatto questo, aveva un bonus di 3 colpi per allontanarlo ancora, sfruttando il principio della leva: picchiava sulla punta del mastro e, quando questo era a mezz'aria, lo colpiva. Durante questa fase, l'avversario poteva catturare al volo sto benedetto mastro e, se vi riusciva, diventava il padrone. Ma solo se riusciva ad abbattere con un lancio la mamma appoggiata al muro. Se invece non catturava il mastro, il reggente dei legni doveva stimare la distanza che intercorreva dal punto in cui si trovava il mastro e la mamma al muro. Come unità di misura, si usava il legno lungo: se diceva ad esempio 35, doveva misurarli con cura. Se sbagliava nella stima, perdeva i legni! Beh, tutto sommato, sembrerebbe un gioco semplicissimo. Eh, no!!!

Anche se allora non c'era il buco nell'ozono, la crisi petrolifera, la disoccupazione sfrenata, ecc. i problemi si creavano! Infatti, il reggente non è che tirava il mastro col lungo e finiva lì..! Doveva, in base al punteggio acquisito e dunque sommato, dichiarare a voce chiara e forte: N'haiu 35, e non ni sacciu!'Ne ho 35 e non ne so nulla, e lo doveva fare durante l'azione..! Qualora avesse ancora 0 punti, doveva dire: N'haiu nenti, e non ni sacciu!Non ne ho alcuno e non ne so nulla. Qualche mio amico nordico, ironizza che, anche dai giochi traspare la nostra predisposizione all'omertà..!

Ma, goduria delle godurie, c'era il gioco 'a pettra pigghiula'. Si giocava con 5 sassi tondeggianti, che si lanciavano a terra. Poi si prendeva uno dei sassi, si lanciava a mezz'aria e, prima che ricadesse, si doveva prendere uno dei 4 sassi e quello che ripiombava. E si ripeteva fino a prenderli tutti. Poi si prendevano due a due, accostandoli con la mano, ma sempre prima che quello lanciato in aria ricadesse a vuoto. Si passava al 3+1 ed infine al 4 in un colpo. Seguiva il 'rovescino' e il 'ponte'. Insomma, un vero gioco di abilità, anche se il racconto non rende assai chiaro il tutto. Il bello era che, come in tutte le cose, c'era sempre u spacchiuseddu'Figo, esibizionista. Si trattava del fanatico perfettino che, andava a rompere le scatole 'o mammararuAl marmista, per ottenere dei ritagli di marmo, che levigava per giorni e giorni, strofinandoli su tutte le superfici possibili. Ed ogni tanto, la signora Rusidda, lanciando tappineCiabatte e cazzaloreCasseruole, imprecava: Risgrazziatu amaru! Tuttu u muru mi scuzzulau..!'Disgraziato amaro! Mi ha scrostato tutto il muro..!. A parte l'incidente, il ragazzo aveva però dei sassi da 'pettra pigghiula' stupendi ed esclusivi..! Tuttavia, rimane sempre il mistero: perchè a Catania i digraziati sono amari e i ponchioliniBambini sovrappeso, salati?

Esisteva una sorta di alleanza tra noi bambini e si stilava una lista degli avversari da evitare, qualora fossero veri scarafuniScaltri, avidi. L'istinto primitivo di primeggiare era sempre presente, ma anche quello di non passare per polli. In fin dei conti, si giocava con misere cose:
i stuppagghiTappi. In questo caso, quelli delle bibite, oppure 'e catinelli' e anche 'e nuciddi'. Bei tempi!

A turbare la quiete, c'erano i giochi dannifichiPericolosi o che creavano disagi, tra cui le 'trappole' realizzate scavando una buca, incrociandovi 2 rametti all'imboccatura che si ricoprivano con un foglio di giornale e poi con la terra, i cattocci 'cca spimmulaDardi da cerbottana, creati con carta accartocciata alla cui estremità si inseriva uno spillo e lo stupendo astuta cacataSpegni cagata. Consisteva nel trovare una cacca di cane sul marciapiede, ricoprirla con un foglietto di carta e poi, appena si scorgeva un passante, possibilmente anziano, si dava fuoco alla carta. Ovviamente, per spirito d'insegnamento, l'anziano (esagerando) ci ammoniva circa il pericolo dell' incendio e spegneva la fiamma con il piede. Lascio immaginare le conseguenze..!


Le regole dei giochi, potevano differire da Quartiere a Quartiere..!
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