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Puzzle Catania - Cultura

'A CIMMATA 'DDE VEMMI

Quando da bambini si prendeva uno spavento (adesso si dice 'è scioccato'), si diceva che gli erano spuntati i vermi. Il pargolo si svegliava di soprassalto e a volte delirava. Il problema non era questo, quanto il fatto che, per porvi rimedio, sti benedetti 'vermi' si dovevano 'cimmari' (o 'ciammari'). Per farlo, ci si rivolgeva a donne munite di particolari poteri, che usavano tecniche differenti. Io preferivo la signora Angelina, che si limitava a dirmi qualche preghierina (segreta) sottovoce sul pancino nudo. La signora Vicinzina (Vincenzina) invece era il mio terrore. Essa infatti non si limitava alle preghierine, ma aggiungeva una serie di dolorosissimi pizzicotti che, a suo giudizio, spezzavano e uccidevano i vermi..! Mi ricordo in tali occasioni che, se prima non dormivo per gli incubi, dopo non dormivo per i lividi..! Ma anche questa è cultura..(?)e ne facciamo tesoro.

 'A CONA

L'origine della parola (spiega Sandro Attanasio), deriva da 'icona' e, più precisamente, dall'icona raffigurante S. Giuseppe che i devoti, per tradizione, tenevano in casa e nel periodo della festività del Santo, ornavano con arance e mandarini. Tutt'oggi, in molti paesi dell'entroterra, per voto o per spirito di altruismo, gli abitanti usano imbandire grandi tavolate per soddisfare i più bisognosi. E poichè chiunque può collaborare, si possono ammirare vere e proprie montagne di ben di Dio. Da qui deriva il detto 'T'ammuccasti 'na cona..!' per indicare una persona che ha mangiato in modo impressionante.

 A MATULA

Se vi troverete a Catania o magari leggerete qualche testo, noterete l'utilizzo della parola 'ammatula', meglio definibile in 'a matula'. Ad esempio: 'Non parrari ammatula', oppure: 'Si longu ammatula'. Riepilogando, la parola significherebbe 'inutilmente', 'vagamente', 'senza fonte certa', ecc. Ma c'è un'origine precisa a tutto questo. Molto anticamente, quando la medicina era pressocchè fittizia o, meglio ancora esistevano medici improvvisati, c'erano 3 tipi di medici:

'U mericu di chiaia' - Medico di piaga, che curava le ferite
'U mericu di sangu' - Medico di sangue, che praticava salassi
'U mericu di pisciazza' - Medico di urina

Quest'ultimo, faceva orinare il paziente in una particolare ampolla di vetro, detta 'matula'. Poi la stava a rigirare, controllava controluce ed alla fine esprimeva la propria inappellabile diagnosi. Penso che questo, basti!

 'A TAPALLIRA 'DDO BUGGU

La frase deriva da uno storpiamento e si riferisce alla Fontana sita in piazza Cavour (Borgo), raffigurante la dea Cerere, altrimenti intesa dea Pallade. Per cui, spesso senza conoscerne l'esatta origine o il significato e attribuendo alla statua delle ingiuste bruttezze, si usa apostrofare una donna antipatica o poco piacente: 'Pari a tapallira 'do Buggu'

 PARI 'N LIPADDERI

Anche quì ci troviamo di fronte ad una frase che, molti catanesi pronunciano senza conoscerne l'origine. Anzi, qualcuno crede si tratti di un leopardo (felino famelico). Grazie ai testi di Sandro Attanasio, scopriamo che, la frase ha origine ai tempi dell'invasione borbonica. In pratica, chi non era in grado di pagare le tasse dovute, doveva provvedere al mantenimento in vitto di un alabardiere dell'esercito, nella misura di 1 giorno per ogni tot dovuto. E, vista la possibilità di mangiare a sbafo, gli alabardieri facevano man bassa di quel poco che quella povera gente aveva! E nacque il detto: 'Mangia quantu 'n lipadderi'.

 'U TUCCU

Per i catanesi, non esiste l'uomo di colore. Al massimo si usa dire 'u niuru', poi, per il resto sono tutti 'tucchi' ossia 'turchi'..! Si presume che ciò sia conseguente alle numerose invasioni subìte, turchi compresi e che possa addirittura intendere 'qualsiasi persona con la pelle più scura'..! Di chi? Non esiste un campione comparativo. Concosco conterranei con una carnagione da far invidia ad un Etiope, mentre lo scrivente, ha una carnagione lattea, capelli scuri ed occhi celesti.

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